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lunedì 19 novembre 2012

Vitello tonnato

Il vitello tonnato mi riporta alla mia infanzia, io che ero poco amante della carne, non che ora lo sia, lo mangiavo con gusto e con la soddisfazione di mia mamma. E allora come fare in casa un buon vitello tonnato, che per altro è un piatto tipicamente piemontese?
Prendete un taglio di bovino, va molto bene il magatello, ponetelo in una pentola con dell'acqua salata, insime ad una carota, a dei gambi di sedano, una cipolla, due foglie di alloro, un rametto di rosmarino, e cuocetelo a fuoco basso per quasi due ore, dopodichè fatelo raffreddare nel suo brodo, in modo che non si asciughi.
Prendete 150 g di tonno, io preferisco quello sott'olio, 3 acciughe gia in filetti, 10 capperi, 3 tuorli d'uovo sodi, e poneteli in una ciotola con un cucchiaio di olio d'oliva meglio se extravergine, e un paio di cucchiai del brodo di cottura. Frullate il tutto con un mixer di quelli ad immersione sino a quando otterrete una bella salsa cremosa.
Scolate la carne e affettatela. Dovrete tagliare delle fette non troppo spesse e ricoprirle della salsa. Potrete guarnire come meglio credete, io amo usare qualche cappero sotto sale che faccio rinvenire in acqua fresca.
 
 
 

sabato 17 novembre 2012

l'invidia

Su li stessi scalini de la chiesa
c'è uno sciancato co' la bussoletta
e una vecchia co' la mano stesa.
Ogni minuto lo sciancato dice:
- moveteve a pietà d'un infelice
che sò tre giorni che nun ha magnato... -
E la vecchia barbotta: - Esaggerato!
-
Trilussa
 

Oggi voglio parlarvi di uno dei peccati capitali, che penso sia parecchio  diffuso e pure antico: L'invidia.
L'invidia può essere definita cone un sentimento d'insoddisfazione e risentimento, di astiosa irritazione di fronte alla fortuna, al benessere, al successo  o a qualità altrui, che ovviamente l'invidioso non ha, oppure ha ma non è capace di valorizzare.
Dante collocò gli invidiosi nel secondo girone del Purgatorio, con le palpebre cucite con fil di ferro perchè in vita avevano guardato con invidia alle condizioni altrui.
L'atteggiamento dell'invidioso  è quello di sentirsi umiliato e quindi di svalutare chi ha di più,  cercare giustificazioni per i suoi successi ipotizzando possibili ammanicamenti e privilegi,  danneggiarlo e denigrarlo sino a volerne la  sconfitta.
Le persone invidiose dovrebbero riflettere meglio su cosa possiedono  e cosa invece non hanno giungendo alla conclusione che l’indispensabile nella vita ce l'ha ciascuno di noi e molte cose sono davvero superflue. Personalmente mi domando come si possa essere invidiosi di qualcuno che ad esempio ha una grande casa, o un'auto di lusso o una eccellente posizione lavorativa, senza tener conto di che situazione globale viva quella persona, forse ha una bella casa,  sì ma la sua vita è stata segnata da lutti, da malattie, dalla solitudine.   Perchè allora invidiarlo solo per un aspetto? Insomma, io sono convinta che per invidiare qualcuno bisogna che questi possegga tante qualità da essere quasi perfetto: deve avere bellezza, salute, intelligenza, ricchezza e successo. Allora vale la pena rodersi d'invidia, altrimenti lasciamo perdere!
D'altro canto l'invidia secondo me nasce dal fatto che alcuni di noi danno troppa importanza al giudizio degli altri, magari di persone quasi sconosciute o che ragionano spinte da  pregiudizi, e questo a mio parere è molto sbagliato perchè non fa altro che condizionarci e omologarci ad altri diventando la copia di un'altro mentre invece dovremmo, anche se può sembrare difficile,  cercare di essere noi stessi, unici, e diversi dalla massa.
Voi che ne pensate?
 
 
 


venerdì 9 novembre 2012

Cosciotti di lepre con patate al forno


Questo collage vi illustra il piatto che ho realizzato in questi giorni di autunno... cosciotti di lepre accompagnati da patate al forno.
Naturalmente io ho cucinato i cosciotti perchè era la parte della lepre che avevo a disposizione ma la ricetta è valida anche per la lepre intera.
Ingredienti
chiaramente è necessario avere la lepre... in questo caso i cosciotti che metteremo in un recipiente di ceramica immersa in abbondante vino rosso, al quale aggiungeremo un cucchiaio di bacche di ginepro, chiodi di garofano, foglie di alloro e altri gusti che vi aggradano (rosmarino, salvia, etc), 3 scalogni affettati finemente, 4 carote a rondelle. Lasciamo il tutto a riposare e frollare per due giorni in frigorifero in questo modo ammorbidiremo la carne e toglieremo quel sapore troppo selvatico che talvolta questo tipo di carni hanno.


Prendete un tegame abbastanza capiente e scaldate dell'olio con una noce di burro e fatevi rosolare i cosciotti scolati dal vino aromatizzato.Quando la carne sarà rosolata aggiungete a poco a poco il vino e gli aromi e continuate la cottura a fuoco lento, aggiungendo il vino man mano che quello precedente si consuma sino a terminarlo del tutto e voltanto i cosciotti per una cottura omogenea. Nel tegame dovrete avere la carne cotta ma morbida, lo scalogno e le carote cotte le potete frullare inmodo da ottenere un buon fondo che accompagnerà la carne. Per le patate, una volta sbucciate e tagliate a fette tutte dello stesso spessore, le porrete nella leccarda ricoperta di carta da forno, se volete aggiungete rosmarino e appena un filo d'olio e infornate nel forno preriscaldato a 180°C. Cuocete per circa 15 minuti, poi io per com'è il mio forno (tende a cuocere di più nella parte anteriore vicino allo sportello) volto la leccarda e continuo la cottura per altri 15 minuti. Impiattare cosciotti con il loro fondo di cottura e le patate al forno e ... buon appetito.

sabato 3 novembre 2012

tre al prezzo di uno !

Tre al prezzo di uno, ovvero tre romanzi raccolti in un sol volume  al costo di 5.90 euro.
Un prezzaccio, una super offerta per questo libro che nasce dalla creatività di Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice,  vincitrice del premio selezione Bancarella nel 2009 con SOS Amore,  ha pubblicato per Newton Compton editori tre romanzi che raccontano le peripezie sentimentali e lavorative, i sogni e le delusioni  di Monica, giovane donna italiana che vive a New York.
Mi piaci da Morire
L'amore non fa per me
L'amore mi perseguita
 
sono i titoli di questi romanzi in stile romantico inglese, leggeri e ironici. caratterizzati da una scrittura scorrevole che fa venir voglia di vedere come finisce. Pubblicati nel 2005 da allora sono arrivati alla diciottesima ristampa.
Li consiglio per una lettura spensierata nonostante vengano toccati anche temi attuali. Buona lettura!

venerdì 2 novembre 2012

2 novembre

Questa volta vi propongo questa poesia famosa di Totò, mi pare proprio adatta alla ricorrenza odierna.... ed è anche un modo per riflettere sulla vita e sul nostro modo d'essere.
 
A' Livella
Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio
(Madonna!) si ce penzo, che paura!
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del '31".
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e 'stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo 'stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i 'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato... dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia; era 'o Marchese:
c'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'na scopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo... calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, sì, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, sì, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente".
"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo, obbj'... 'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé... piglia 'sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere... nu ddio?
Ccà dinto, 'o vvuo capi, ca simmo eguale?...
...Muorto si' tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato è tale e qquale".
"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo... 'int'a cervella
che staje malato ancora È fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?... è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti... nun fa' 'o restivo,
suppuorteme vicino - che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie... appartenimmo â morte!".
 
                            -
              Antonio De Curtis               
 
 
La livella
Ogni anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno deve fare questa gentilezza;
ognuno deve avere questo pensiero.
Ogni anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo di zia Vincenza.
Quest'anno m'è capitata un'avventura ...
dopo aver compiuto il triste omaggio
(Madonna!) se ci penso, che paura!
ma poi mi diedi anima e coraggio.
Il fatto è questo, statemi a sentire:
si avvicinava l'ora di chiusura:
io, piano piano, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del '31".
Lo stemma con la corona sopra a tutto ...
...sotto una croce fatta di lampadine;
tre mazzi di rose con una lista di lutto:
candele, candelotte e sei lumini.
Proprio accanto alla tomba di questo signore
c’era un'altra tomba piccolina,
abbandonata, senza nemmeno un fiore;
per segno, solamente una piccola croce.
E sopra la croce appena si leggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardandola, che pena mi faceva
questo morto senza neanche un lumino!
Questa è la vita! tra me e me pensavo...
chi ha avuto tanto e chi non ha niente!
Questo pover'uomo s'aspettava
che anche all’altro mondo era pezzente?
Mentre rimuginavo questo pensiero,
s'era già fatta quasi mezzanotte,
e rimasi chiuso prigioniero,
morto di paura... davanti alle candele.
Tutto a un tratto, che vedo da lontano?
Due ombre avvicinarsi dalla mia parte...
Pensai: questo fatto a me mi pare strano...
Sono sveglio...dormo, o è fantasia?
Altro che fantasia! Era il Marchese:
con la tuba, la caramella e il pastrano;
quell’altro dietro a lui un brutto arnese;
tutto fetente e con una scopa in mano.
E quello certamente è don Gennaro...
il morto poverello... il netturbino.
In questo fatto non ci vedo chiaro:
sono morti e si ritirano a quest’ora?
Potevano starmi quasi a un palmo,
quando il Marchese si fermò di botto,
si gira e piano piano... calmo calmo,
disse a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, sì, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, sì, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente".
"Signor Marchese, non è colpa mia,
io non vi avrei fatto questo torto;
mia moglie è stata a fare questa fesseria,
io che potevo fare se ero morto?
Se fossi vivo vi farei contento,
prenderei la cassa con dentro le quattr'ossa
e proprio adesso, in questo stesso istante
entrerei dentro a un'altra fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Fammi vedere! prendi 'sta violenza...
La verità, Marchese, mi sono stufato
di ascoltarti; e se perdo la pazienza,
mi dimentico che son morto e son mazzate!
Ma chi ti credi d'essere...un dio?
Qua dentro, vuoi capirlo che siamo uguali?...
...Morto sei tu , e morto son pure io;
ognuno come a un altro è tale e quale".
"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Ma quale Natale, Pasqua e Epifania!!!
Te lo vuoi ficcare in testa... nel cervello
che sei ancora malato di fantasia?...
La morte sai cos’è?... è una livella.

Un re, un magistrato, un grand’uomo,
passando questo cancello, ha fatto il punto
che ha perso tutto, la vita e pure il nome:
non ti sei fatto ancora questo conto?
Perciò, stammi a sentire... non fare il restio,
sopportami vicino - he t'importa?
Queste pagliacciate le fanno solo i vivi:
noi siamo seri… apparteniamo alla morte!"

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by Renata