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Mi auguro che trascorrerete attimi piacevoli sul mio blog, dove troverete i miei hobbies, con foto di ricami, pittura su porcellana, ricette di cucina, le mie piante, le mie vacanze ...

I wish you a pleasant moments on my blog. You will find my hobbies with pictures of embroidery, painting porcelain, a few recipes, plants and flowers, my holidays ...


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mercoledì 29 giugno 2011

il bunet

Il bunet è un tipico dolce al cucchiaio del Piemonte, forse un po’ calorico, ma piace un po’ a tutti e siccome va servito freddo è adatto anche in estate. Ecco come lo faccio io: 5 uova intere 1 tazza di caffè 70 g di cacao in polvere amaro 10 amaretti medi 250 g di zucchero semolato 1 litro di latte intero Un bicchierino di liquore, dipende cosa ho disponibile (cognac, whisky, marsala secco…)
In un pentolino metto a bollire il latte con gli amaretti. A parte sbatto le uova con 180 g di zucchero, aggiungo il cacao in polvere, la tazzina di caffè, il liquore e mescolo il tutto. Aggiungo poi questa miscela al latte che ho preparato con gli amaretti e mescolo ancora. In uno stampo, che generalmente è quello rettangolare da plumkake, preparo il caramelloe quando questo è ben distribuito sul fondo e della densità giusta, verso ciò che ho preparato e metto a cuocere in forno a bagno maria per circa 60 minuti a 100° c. Una volta cotto, lo estraggo dal forno e lo faccio raffreddare. Quando è del tutto freddo lo metto in frigorifero per un paio d’ore e lo sformo una mezzora prima di servirlo guarnito con amaretti o per i più golosi ciuffi di panna montata e granella di nocciole.

giovedì 23 giugno 2011

Ricordo delle elementari

Erano anni che la cercavo! una poesia che ricordo mi era stata dettata alle elementari dalla mia maestra e ricordavo che la leggeva da un libro piuttosto spesso e con la copertina gialla.... son passati trenta e più anni e finalmente in un negozio del centro, una libreria aperta da poco ma che si occupa anche di editoria locale, ecco che vedo un libro che mi fa tornare a galla un bel ricordo d'infanzia... entro, lo sfoglio, e ...oplà ecco la poesia che cercavo da tanto.... e siccome domani è San Giovanni patrono di Torino, quale occasione migliore per proporvela!
                                              Torino                                            
  Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri
  le dritte vie corrusche di rotaie,
l’arguta grazia delle tue crestaie,
 o città favorevole ai piaceri!
                         E quante volte già, nelle mie notti d’esilio,
resupino a cielo aperto, sognavo sere torinesi,
certo ambiente caro a me,
certi salotti beoti assai, pettegoli,
bigotti come ai tempi del buon Re Carlo Alberto….
"… se ‘l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime…"
"Ch’a staga ciutô…" – "’L caso a l’è stupendô!…"
                         "E la Duse ci piace?" – "Oh! Mi m’antendô pà mi a teatrô i vad për divertime…"
"Ch’a staga ciutô!… A jntra ‘l Reverendô!…"
           S’avanza un Barnabita, lentamente…
stringe la mano alla Contessa amica
siede col gesto di chi benedica…
Ed il poeta, tacito ed assente,
       si gode quell’accolita di gente
         ch’a la tristezza d’una stampa antica…
Non soffre. Ama quel mondo senza raggio di bellezza,
 ove cosa di trastullo è l’arte.
Ama quei modi e quel linguaggio
e quell’ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
                                             E la "siepe" e il "natìo borgo selvaggio".                                                
I                        Come una stampa antica bavarese vedo al tramonto il cielo subalpino…
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l’Alpi fra le nubi accese…
E’ questa l’ora antica torinese,
 è questa l’ora vera di Torino…
L’ora ch’io dissi del Risorgimento,
      l’ora in cui penso a Massimo d’Azeglio adolescente,
a I miei ricordi, e sento d’essere nato troppo tardi…
 Meglio vivere al tempo sacro del risveglio,
             che al tempo nostro mite e sonnolento!
              Un po’ vecchiotta, provinciale,
fresca tuttavia d’un bel garbo parigino,
                in te ritrovo me stesso bambino,
             ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca che m’ha veduto nascere, o Torino!
    Tu m’hai veduto nascere,
 indulgesti ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi più teneri e mesti dormono in te,
sepolti come vesti sepolte in un armadio canforato.
                         L’infanzia remotissima… la scuola… la pubertà…
la giovinezza accesa… i pochi amori pallidi… l’attesa delusa…
il tedio che non ha parola… la Morte e la mia Musa
con sé sola, sdegnosa, taciturna ed incompresa.
         Ch’io perseguendo mie chimere vane
pur t’abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch’io pellegrini verso il Mezzogiorno a belle terre tepide lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.
                         A te ritorno quando mi rabbuia Il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
Quest’anima borghese e chiara e buia
                         dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti…
Eviva i bôgianen…Sì, dici bene, o mio savio Gianduia ridarello!
                         Buona è la vita senza foga, bello goder di cose piccole e serene…
A l’è questiôn d’ nen piessla…
Dici bene, o mio savio Gianduia ridarello!…
-
    Guido Gozzano

lunedì 20 giugno 2011

nel giorno della Consolata

nel giorno della festa della Consolata ho pensato di omaggiare la Madonna tanto cara ai Torinesi con unapoesia scritta da un noto poeta dialettale: Nino Costa. La Consolà A randa d'ij rastei d'la Tor roman-a - ultim avanss d'un'epoca dëstissa - con n'aria 'd serietà tuta nostran-a la Conssolà l'è lì: bassa e massissa: senssa spatuss: come na brava mare ch'a l'ha 'd fastidi gròss për la famija e a ten da cont le soe memòrie care, ma veul nen esse 'd pì che lòn ch'a sia. Davanti a chila j'è 'd masnà ch'a coro, d'ovriere ch'a passo e 'd sartoirëtte; pòver ch'a ciamo; preive ch'a dëscoro, e le veje ch'a vendo le candlëtte. So ciochè, lì davsin, - ombra severa dle glòrie dle passion d'un'aotra età - ch'a l'ha goernà la Cros e la bandiera, fedel come n' tropiè d'ij temp passà, adess ch'a l'è vnù vei, tut-un a manda dsora dël mond ël son dle soe campan-e come na vos ch'a prega e as racomanda për tute quante le miserie uman-e, e sla piassëtta, con so cit an brass, la Madonin-a bianca s'la colòna, goardand an giù la gent ch'a fa 'd fracass, e l'ha 'n soris da mama e da Madòna. - Nino Costa

domenica 19 giugno 2011

palazzo carignano

Sabato abbiamo dedicato la mattina alla visita degli appartamenti di Palazzo Carignano. Infatti in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia sono stati riaperti al pubblico, dopo più di cinquant'anni, gli appartamenti barocchi di palazzo Carignano caratterizzati dalla pittura del Legnanino, ovvero del pittore Stefano Maria Legnani, attivo a cavallo fra il 1600 e il 1700.
La visita che dura circa un'ora è molto interessante grazie alle spiegazioni della guida, e si snoda fra gli appartamenti che ospitarono lo studio del conte di Cavour, l’Appartamento di Mezzogiorno, noto anche come “Appartamento dei principi” famoso per le boiseries e gli specchi che ne rivestono le pareti, l’Appartamento di Mezzanotte, lo splendido scalone monumentale ideato da Guarino Guarini che conduce al Parlamento Subalpino. La visita ci ha portato anche in alcune parti generalmente segrete per un palazzo d'epoca, vale a dire, come le scale elicoidali su piazza Carignano e i suggestivi sotterranei. Negli appartamenti oltre agli affreschi sono visibili una trentina di opere, provenienti da chiese, palazzi e musei di tutta Italia. In buona parte sono opere del Legnanino, altre di maestri suoi contemporanei quali Andrea Pozzo e Carlo Maratta. La mostra resta aperta sino al 26 giugno a 10 euro il biglietto intero, poi vi sono i ridotti , mentre è gratuita e comprensiva di guida per chi è in possesso dell'abbonamento musei. E' possibile fotografare gli affreschi del palazzo mentre vi è divieto per i dipinti esposti.
Lo studio di Camillo Benso conte di Cavour.

venerdì 17 giugno 2011

mercoledì 15 giugno 2011

Marino Moretti

Giugno
Stormiscono le fronde nell'aria greve,
e il sole ride alle prataiole ed alle biche bionde,
e rende tutto d'oro il campo donde arriva la canzone giuliva nell'agreste lavoro.
Ecco è piena la spica e la falce è nel pugno;
e il buon sole di giugno rallegra la fatica.
E la canzone sale dal campo del lavoro
e s'accompagna a un coro stridulo di cicale:
e sale il canto anelo da bocche pia lontane
lodando in terra il pane ed il buon Padre in cielo.
-
Marino Moretti

martedì 14 giugno 2011

Una serata speciale.

In questa settimana caotica come sempre, con tutta questa pioggia che è venuta giù, c’è stato però un momento di piacevole relax. Sono stata invitata a cena in uno dei ristoranti più eleganti di Torino, lo storico Cambio. Posto in una bella piazza, piazza Carignano, di fronte all’omonimo palazzo seicentesco progettato da Guarino Guarini ed in origine destinato ad ospitare il primo Parlamento Subalpino. Il ristorante è suggestivo: ha mantenuto gli arredi originali dell’epoca, pavimenti in legno, tappeti, velluti rossi per i divanetti e le sedie, lampadari in cristallo, giochi di specchi alle pareti L’accoglienza è quella consona per il tipo di locale di un certo livello: aperitivo di benvenuto servito in veranda e poi accompagnata al tavolo nella sala Cavour, la sala dove una targhetta ricorda il tavolino dove lo statista era solito pranzare.
Leggo sul menu che la mia cena sarà composta da 5 portate, gazpacho con melanzane e robiola di roccaverano e vitello tonnato come antipasti, come primo un risotto carnaroli acquerello con verdure, un arrosto di fassone come secondo con contorno di purè e carote, tutto annafiato da vino nebiolo. Il dolce è invece servito in un ampio piatto di porcellana e consiste in un semifreddo allo zabaione con salsa di lamponi accompagnato da un buonissimo moscato, ed infine il caffè. Tutto buonissimo, atmosfera d'altri tempi e compagnia piacevole.... Alla mezzanotte però son dovuta tornare di fretta a casa, per timore che la carrozza si dissolvesse e tornasse zucca... :-)

giovedì 2 giugno 2011

Aprile a Padova

Continuo il racconto della vacanza primaverile in Veneto. Intera giornata dedicata a Padova.... e sì ce ne sono di cose da vedere. Siamo arrivati intorno alle 10 di mattina e abbiamo parcheggiato vicino alla chiesa della Torricella, non lontana dalla bella Piazza di Prato della Valle.

Ci siamo diretti subito verso questa piazza per ammirarne l'architettura armoniosa e per visitare la Basilica di Santa Giustina. Chiesa dalla struttura monumentale, ricorda come spazi e dimensioni la romana Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Entriamo in Santa Giustina per la visita accolti dai grifi posti sulla scalinata; l'interno, 122 metri a croce latina e a tre navate è di stile rinascimentale. La visita è stata interessante in quanto nella Basilica, a destra, si apre un passaggio per il Pozzo dei Martiri dove sono raccolte tutte le reliquie dei martiri padovani; sulla destra una gabbia in ferro che si dice abbia contenuto le reliquie di San Luca. Di qui si prosegue e si giunge al Sacello di S. Prosdocimo, una piccola cappella con decorazioni marmoree.
Una volta visitata la chiesa di Santa Giustina ci siamo avviati verso la Basilica del Santo, ovvero Sant'Antonio da Padova. Seppur con la facciata in restauro abbiamo fatto le foto ricordo d'obbligo davanti alla Basilica e alla statua equestre del Gattamelata. All'interno nonostante sia riccamente ornata, lo sguardo va subito alla cappella a sinistra dove in un sepolcro di marmo verde sono conservate le spoglie del Santo. Qui diligentemente ci si mette in fila per passare davanti alla tomba e sfiorarne il marmo con la mano, lasciare un foglietto con una preghiera o una richiesta e magari anche un cero nell'apposito cesto. Un'altra cappella molto visitata è quella nella quale è esposto il tesoro della Basilica, con arredi sacri e reliquie del Santo. Terminata la visita alla Basilica si può accedere al Chiostro o meglio ai chiostri ben 4 ognuno diverso. Uscendo dalla Basilica decidiamo di fare una pausa per il pranzo, ma subito dopo riprendiamo la visita della città con le sue vie e piazze più importanti. Percorriamo via Roma poi svoltiamo a sinistra e ci fermiamo per rinfrescarci con un gelato in piazza delle Erbe sulla quale si affiacciano le logge del palazzo della ragione e l'alternarsi del colore delle tende realizza un enorme tricolore italiano in onere dei 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Alle spalle della piazza delle Erbe troviamo la piazza della Frutta, dove stanno finendo di smontare le bancarelle del mercato e di ripulire la piazza. Continuiamo la passeggiata sino in piazza dei Signori dove ammiriamo l'orologio astronomico poi decidiamo di visitare il Duomo. Scopriamo che il Duomo e il Battistero si affacciano sulla piazza del Monte di Pietà ed accanto all'arco Vallaresso. Il Duomo è ancora chiuso, decidiamo di attendere in loco l'apertura ma fa davvero caldo e non c'è una panchina dove sedersi e riposare. Scopriamo che invece il Battistero è aperto e visitabile con pochi euro: Entriamo. L'interno è fresco e subito ci conquista con le sue pareti dipinte. Il Battistero è romanico e intitolato a San Giovanni Battista, è del XII secolo, quadrato ma con un alto tamburo circolare e cupola. Il ciclo di affreschi commissionati a Giusto de' Menabuoi rappresenta ancora oggi uno dei cicli pittorici più spettacolari e meglio conservati del trecento che raccontano le storie della Genesi, dell'Apocalisse e di S.Giovanni Battista. Bellissimo..... ma la visita a Padova non è ancora finita e presto vi racconterò il resto.
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mercoledì 1 giugno 2011

Bambini mollaccioni e genitori ....

Stamattina andando in ufficio sono, come tutte le mattine, passata davanti ad un noto collegio privato torinese che ha la sua sede in centro città, erano le 8 o giù di lì e appena imboccata la via ecco due SUV davanti a me che si fermano uno in seconda fila ed uno con due ruote sul marciapiede, proprio di fronte all’ingresso della scuola. Da entrambi ho visto scendere due ragazzini, circa 12 – 14 anni e entrare con il loro zainetto nella scuola. All’incrocio stessa scena, una macchina non proprio utilitaria ferma a cavallo tra marciapiede e via ed un altro ragazzotto coetaneo dei primi due che scende, tanti saluti alla mamma che si sporge dal finestrino e poi dentro allo stesso collegio. Al di là della stizza provata per la poca educazione di questi automobilisti che non hanno rispetto né del codice della strada né degli altri automobilisti non ho potuto far a meno di pensare ad una notizia letta su un quotidiano che comunicava come l’Essex University abbia dimostrato con prove alla mano che i bambini d’oggi hanno subito una notevole perdita di forza muscolare rispetto ai loro coetanei di 10 anni fa. Dalla ricerca di quest’università è emerso che tra il 1998 e il 2008 la forza delle braccia dei ragazzi è scesa del 26%. Ai ragazzini d’oggi mancherebbero le arrampicate sugli alberi, i salti e le attività all’aperto scalzate dall’uso sempre più diffuso dei computer, della tv e da dei genitori ansiosi ed apprensivi…E qui sicuramente mi farò dei nemici, ma a me piace dire pane al pane e vino al vino, perchè grazieaddio credo ancora che si possano avere opinioni diverse sulle cose e non omologarsi pateticamente gli uni agli altri, insomma dicevo genitori eccessivamente protettivi quelli che accompagnano i figli a scuola con i SUV fin quasi dentro all'atrio e che usano quel modello di auto, ingombrante, massiccia, alta e più costosa, non tanto come status simbol qual è (no loro sono superiori, neanche ci pensano a queste cose) ma un mezzo indispensabile come se abitassero in mezzo alla tundra e non sul corso più trafficato e pianeggiante della città, quelli che devono sempre avere l’auto sotto il sedere altrimenti si stancano....volete avere il SUV per dimostrare chissà che (come se il valore della persona si potesse misurare in cavalli fiscali) ma almeno guidate con un po' di buon senso e civiltà invece che se vi fosse permesso passereste anche sopra a tutti gli altri comuni mortali!

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by Renata